Anche le bustine di tè annegano.

Di sogni lucidi, nemmeno l’ombra.

In compenso da più di una settimana si susseguono tantissimi sogni (appannati), che incredibilmente riesco a ricordare -seppur a pezzi pazzi- al risveglio. Li sto trascrivendo tutti, lottando inutilmente contro l’inevitabile oblio e fabulando mentre cerco di fermare immagini e sensazioni; più che altro voglio capire se esista un filo conduttore emozionale che li leghi.
Al momento, diciamo, ho le idee piuttosto confuse.
Sembrano procedere a coppie. O forse due è il massimo di sogni che riesco a ricordare al risveglio. Comunque sia. C’è sempre un sogno, il primo, il cui tema è: gattini, cani, abbracci morbidi verso questi, desiderio di coccole in-tra-con questi, segno chiaro, *esplicito di mancanza di baffi sul viso al risveglio. Interessanti anche le metafore annesse, che si divertono a rendere più complesso un concetto tanto evidente: intriganti, eh, ma non ci casca nessuno. Per esempio l’altra notte ho sognato che la marea, a ondate, ritirandosi lasciava su delle piccole piscine simili a piccole risaie tanti animaletti; e, proprio come li aveva portati, tornava inesorabilmente a riprenderseli. Ho salvato dall’acqua un cane nero, dal pelo lungo, il fisico asciutto e il muso sottile, evidentemente pazzo ma amorevole.
Mi manca anche se non l’ho mai conosciuto (era incastrato, perfettamente aderente a quello spazio mancante e bisognoso, di me; l’aveva compreso in ogni riflesso di quello sguardo di cane).
Il secondo sogno, invece, è sempre violento, molto. Di solito c’è molto sangue, molte viscere -o l’idea di-, e tanta sofferenza. Guance malate, gladiatori che uccidono a martellate in nome di Maurizio Costanzo, relitti umani et urbani, fantasmi che minacciano un figlio non mio ma di cui devo prendermi cura vincendo un’insicurezza onnipresente ed indiscutibile come la gravità.
Fa eccezione a tutto questo, il fantastico sogno del 26 Agosto, con mia mamma che cantava “Black Night” sul palco di un importante concorso musicale. Grande.

Inoltre: oggi ho incontrato di sfuggita un tipo che sembrava il vecchio protagonista di Jurassic Park; ho comprato dell’ottimo vino bianco al market con il mio coinquilino al solo costo di 1 euro e 96 centesimi; infine penso che penso troppo a quella parola, *disegnare, che penso troppo oltre al fatto di praticarla, quella parola; *disegnare anche quando si è stanchi senza sapere bene il perchè, disegnare cose proprie fingendo siano il progetto di qualcosa; sono le otto meno cinque e bisognerebbe andare a correre, invece di disegnare, ma sembra quasi necessario chiudere prima con un’ultima linea veloce quel personaggio che si stava disegnando mentre si pensava di scrivere, un personaggio senza fisionomia precisa, irriconoscibile, solo e dallo sguardo afflitto, che si aggrappa alle linee proprie come fossero il baluardo di qualcosa, e che -pensando alla propria inconsistenza- *si inventa un sorriso.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...