Tra le mani

Mano destra è sempre stata la più vivace. Sfrega il becco veloce veloce, nascondendo così il suo unico occhio sinistro per una buona metà. Ha una voce di gola piena, verso il retro; scioccamente mi impone di sostare le parole sul palato, schioccando le dentali a colpi di lingua.
Mano sinistra è più silenziosa. Veloce anche lei, nelle ali, ancora più piccola nei toni, ma non nei pensieri. E’ incredibilmente saggia. Un pò saccente, talvolta. Se fosse possibile, direi che è più grande di qualche minuto. Che nelle questioni di piume, equivale a qualche istante.
Picchetta mano destra beccandola con movimenti di polso rapidi e sicuri. Non sono certa che non voglia farle del male. Mano destra si spaventa quando quella s’avvicina beccando, e prova a difendersi agitando molto tutte le dita; nascondendosi nel vuoto come se la paura potesse proteggerla. Mano destra è molto ingenua. Se fosse possibile, direi che è *istantaneamente più piccola.
Sul muro, la sera, mano sinistra si scioglie in forme appuntite; solo quando riposa, si stende sulla mia
gamba
come una foglia.
Mano destra insegue creature morbide; le sue ali affusolate sono attente orecchie di coniglio, e tutto il suo corpo si contorce spesso nella figura di un gatto controluce.
Difficile, è
spiegare cosa accade esattamente, quando arrivano ad odiarsi.
Non si riconoscono in niente, cieche della loro simmetria, impossibilitate ad allontanarsi veramente.
E allora s’azzuffano
si graffiano
stringono pezzi di carne nervosa

per alla fine
intrecciarsi
arrendendosi sostando

(e mi fa anche più male
quando loro s’abbracciano.)

L’autunno ritorna, con la giacchetta, i maglioni a collo alto, e il cuore che si riscalda facile. Foto di Nicolò, un anno fa.
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