Neve neve scende lieve

Chiudere gli occhi e camminare sulla trave.

Quella ragazza, che mai credeva avrebbe fatto una cosa simile, lo sta facendo. E, come prevedeva, invece d’essere

naturale

sciolta

sicura

si lascia travolgere dai pensieri.

Il cuore la sbatte qua è là, frustando il suo baricentro. Nel mare gonfio in cui è immersa dimentica completamente chi è, allontanandosi del tutto dal proprio corpo, con cui ha perduto ogni contatto. Respira  a fatica ed è un respiro mozzo; un respiro che non aiuta il corpo nè il ragionamento. Tutt’intorno, un abisso nero.  Poco più in là vede qualcuno: è suo padre, e d’improvviso si sente come camminasse su un muretto; lei ha 7 anni e lui è là, con la mano tesa che l’aiuterà a scendere e poi a salire, e che le consentirà di saltare senza paure. La sua mano tesa farà da ponte sicuro tra l’affetto e il vuoto, liberandola, anche senza toccarla, della paura nascosta d’esser sola.

Ma lì non c’è nessuno e lei lo sente; di fronte a questa grande verità, lei  interamente, -non solo l’equilibrio- vacilla.

Poco dopo si sente funambolo, a un centinaio di metri dal suolo. Nell’aria c’è odore di zucchero filato e caramello, e un gracchiare di giostra fa da cornice lontana. Non è ancora primavera, e una brezza fredda la attraversa mentre cerca di salvarsi la vita, facendo oscillare l’asta invisibile che tiene stretta tra le mani.  Già li vede, quei bambini, che lì in basso l’additano  con il muso sporco di cioccolata,  facendo lunghi ooo di stupore per quell’insolito tragico spettacolo, mentre le signorine dabbene malgiudicano le tinte accese dei suoi buffi vestiti. Gli sbuffi delle maniche, ampi, la fanno sembrare un aquilone nel cielo, effettivamente appeso ad un filo per la coda.

E poi vede se stessa, ad un certo punto. A seconda che si senta sfiduciata a o forte, vede l’altra sè ostacolarsi oppure aiutarsi. Vede l’altra sè che prende appunti sullo stile, fa bilanci puntigliosi sulle espressioni del suo viso in condizioni di forte pressione, e reputa che non abbia le gambe abbastanza sottili -quel che serve per staccarsi dal suolo. Vede l’altra sè ridere dei suoi ricordi, scombinando il suo passato; l’altra sè la conosce, ed è questo che le consente d’esser terribile.
Oppure ci sono momenti in cui si sente *sollevare, e sono quelli in cui è l’adiuvante di se stessa. Il centro del corpo diventa allora presente, solido, esatto; è la meravigliosa sensazione di procedere in avanti con pulizia, come un’onda; e anche se la trave gracchia, non fa più paura. E quando il sollievo le prende le mani, sente una voce lontana, piccola, che dice

“ultimo passo”;

e socchiudendo gli occhi senza aprirli vede ancora una volta il mare, ma stavolta è un mare buono ed è una piccola palestra che l’accoglie, e tutt’attorno ci sono gli altri che la guardano, e restano fermi in attesa di sorridere.

neve

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