Reperti, antichità nell’indefinito fuori.

roma

 

E’incredibile la quantità di ricordi ed eventi che riesco ad associare al braccialetto color legno morbido e umido dalle perline non commestibili.
Siamo molto lontano.
Fortunatamente indosso il mio più elegante vestito da sera. Sono stata appena allontanata dalla sala da ballo (e io sono in piedi, esclusa, fuori dalla porta) dove deformati dai binari di vetro della lastra tra noi, colori all’interno volteggiano, i rossi ruotano intorno ai neri e ai blu disegnando spirali che scivolano come pioggia da sinistra verso destra e poi ancora, mentre sul fondo un pianoforte invisibile e nero e lucido suona follemente col suo pianista sottile e ricurvo generando assieme un potente quadro di minuzia e dignità, e la musica esplode rimbalzando sui muri, scivolando tra le gonne e i frac, accarezzando le gocce dei lampadari e tintinnando allora dietro di sè, inflitrandosi infine sotto la porta di vetro opaco coi rivoli e tutto,
e pugnalandomi al cuore.

“una rosa, signore?”
“ne ho già una qui, grazie”

mi sorride.

Fortunatamente indosso il mio più elegante vestito da festa. Il verde smeraldo delle pieghe rivela riflessi d’argento, meravigliandomi come solo il palmo di piccole foglie d’ulivo può fare.
Non si sta male, dopotutto, nel’indefinito fuori.
C’è buona musica, c’è mare nei suoi capelli, e reminiscenze di tramonti nel calice che trattiene tra le dita.

mi sorride ancora una volta,
e io gli cerco le ali.

 

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